Ogni giorno è uno strazio. Appena mi avvicino a qualcosa che mi ricorda noi, è come una stilettata dritta al cuore. La cosa che mi fa più male è che da un momento all’altro devo riuscire a cambiare radicalmente le mie abitudini. Io la amo troppo, non riesco a levarmela dalla fottuta testa e la cosa assurda è che ne sono felice. Questo mi fa capire che il mio sentimento è puro, imprescindibile, sincero, un legame che non si può spiegare con il passato e l’abitudine; è qualcosa che ha uno sviluppo, un futuro, uno scopo. Questo è sempre più chiaro in me. Il problema è che non sono solo a provare sentimenti strani e dolorosi, anche lei non sta bene, forse peggio. E mi sembra un brutto gioco quello per cui ora bisogna fare finta di non pensarci, fare finta di stare bene. Un gioco orribile, macabro. Continuo a ripetermi che è giusto ed è quello che ha voluto, abbiamo voluto, per noi, per sistemare le nostre menti. Continuo a ripetermelo. Continuo. Ma serve a poco: vedo una sua foto, dico il suo nome, arriva un’altra stilettata, ora un po’ più in basso, nella pancia. E so che non mi devo illudere, ma è un sapere finto, non posso, non riesco a non sperare, non ce la faccio. Sono debole. E’ una cazzo di tortura, ma cosciente e autoinflitta, insomma, il peggio del peggio. E mi fa incazzare che sto qui a scrivere questa cosa, invece di potergliela dire, guardandola negli occhi, per trovare il suo conforto. Mi sento spesso solo, anche se gli amici non mancano. E sono passati solo cinque giorni, cinque. Insomma sto davvero MALE.
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